I referendum del 8 e 9 giugno: numeri, riflessioni e la sfida dell’astensionismo

di Pieralberto Colombo, Segretario Generale CGIL Rovigo

Premessa
Il risultato dei cinque quesiti abrogativi del 8 e 9 giugno ha sollevato grandi clamori mediatici e tensioni politiche, ma il dato che più conta è la scarsa partecipazione al voto. Per la democrazia e per il nostro Sindacato, promotore dei quattro referendum sul lavoro e convinto sostenitore di quello sulla cittadinanza, è importante partire da numeri e fatti oggettivi per comprendere quanto accaduto e come reagire.


1. Partecipazione al voto: un’analisi nazionale

  • Affluenza nazionale: 30,58 % degli aventi diritto non ha raggiunto il quorum necessario.
  • Differenze regionali: il Veneto si è fermato al 26,21 %, peggio solo di Sicilia, Calabria e Trentino.
  • Milioni di cittadini coinvolti: nonostante l’astensionismo, quasi 15 milioni di persone hanno comunque espresso un voto, e oltre 12 milioni hanno votato “SÌ” ai quesiti sul lavoro.

La difficoltà di mobilitare l’elettorato riflette un fenomeno ormai strutturale in Italia: l’astensionismo come risposta di disillusione nei confronti della politica. Per la CGIL è un campanello d’allarme: dobbiamo intensificare il dialogo e il confronto, soprattutto nei territori più periferici.


2. Il dato provinciale: il Polesine e la CGIL

  • Affluenza in provincia di Rovigo: circa 45.000 cittadini si sono recati alle urne (25,01 % di partecipazione).
  • Voti “SÌ” nel nostro territorio: l’88 % dei votanti si è espresso a favore delle proposte sui diritti dei lavoratori.
  • Iscritti CGIL Rovigo: al 31 dicembre 2024 erano 34.912 (lavoratori e pensionati).

La partecipazione provinciale supera il numero degli iscritti CGIL: segno che il voto non era “di partito”, ma legato all’interesse concreto di chi vive il lavoro e ne sperimenta le criticità. Sono numeri che – in termini assoluti – possono determinare scelte parlamentari, e dimostrano chi realmente rappresenta il mondo del lavoro.


3. Astensionismo e strumentalizzazioni politiche

È deludente che esponenti istituzionali, talvolta ritratti in selfie al mare durante il voto, abbiano invocato l’astensione preferendola al confronto sui temi referendari.

  • Riduzione del dibattito: la questione è stata presentata come un “regolamento di conti” politico, sminuendo il valore sociale dei quesiti.
  • Scelta strumentale: utilizzare l’astensionismo come arma di parte sottrae alla democrazia la sua funzione di controllo sulle leggi e indebolisce il rapporto tra cittadino e istituzioni.

Per la CGIL, è urgente rilanciare campagne di informazione e partecipazione che riportino al centro le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone.


4. Il referendum sulla cittadinanza: un’altra sfida di civiltà

Il quinto quesito riguardava i tempi e le modalità per l’accesso alla cittadinanza italiana, un tema in cui “inquinamenti” narrativi hanno alimentato paure infondate:

  • Chi desidera diventare italiano deve già dimostrare decenni di residenza, reddito e integrazione linguistica;
  • Perseverare in burocrazie e ritardi significa spingere ancora più lontano chi vive e lavora regolarmente nel nostro territorio;
  • In Polesine, negli ultimi dieci anni, abbiamo perso oltre 5.000 giovani: un dato preoccupante per la coesione delle nostre comunità.

Chiedere tempo di permanenza ridotto non era un favore, ma un atto di responsabilità verso territori che soffrono spopolamento e invecchiamento.


5. Verso nuove proposte e mobilitazioni

I risultati referendari, pur al di sotto del quorum, inviano segnali chiari:

  • Le leggi sul lavoro vanno riviste per contrastare precarietà e lavoro povero;
  • La cittadinanza deve essere strumento di integrazione e futuro per i nostri territori;
  • Strumenti democratici come il referendum sono essenziali e saranno utilizzati ogni volta che la politica non affronta i problemi concreti.

La CGIL Rovigo proseguirà con iniziative sul territorio, incontri e proposte programmatiche, per costruire un nuovo modello sociale e del lavoro. La contrattazione resta fondamentale, ma quando le leggi non tutelano i diritti dei lavoratori, sarà nostra responsabilità ricorrere a ogni strumento di pressione democratica.

“Continueremo a mobilitarci, con il supporto di lavoratrici e lavoratori, e insieme alle realtà dei comitati referendari, affinché i numeri oggettivi di milioni di persone non vengano ignorati”.

Pieralberto Colombo
Segretario Generale CGIL Rovigo

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